mercoledì 2 marzo 2016

INCIPIT


    Scuola triennale in TEATROTERAPIA

a Colico,  Milano, Bari

 un week end al mese

tutti i programma su www.teatroterapia.it



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 a Colico - (Lc) - incontro F.I.T.
LA LUCE CHE HA BISOGNO DI EMERGERE
  22 e 23 ottobre
laboratorio sulla trance Haitiana e la teatroterapia
Casa degli Artisti via La Gera 108
programma dettagliato   www.fedteatroterapia. it
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a Marsciano (PG) - Incontro con Eugenio Barba e
Linea Trasversale
2-3 luglio 2016
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progetto 2016 - 2017 Associazione Politeama

IL TEATRO CHE VOGLIAMO
Tutto ciò che incaselliamo e riduciamo in un concetto chiaro è già morto artisticamente. Per questo il concetto di viaggio non è definibile, e per fortuna. Tutto il nostro lavoro in Linea Trasversale è sempre stato poco chiaro, confuso, incredibilmente evanescente.
A noi è sempre e solo interessato incontrarci in un luogo suggestivo e per incontrarsi occorre camminare, staccarsi dalla normalità territoriale e materiale per approdare ad un momento spirituale. Il viaggio è una zona spirituale, una transizione all’essere-nel-mondo dove spesso è più importante non agire, più importante del fare è ascoltare, vedere l’esserci nel tempo presente.
Negli incontri di Linea (che tra l’altro non esiste più) arriva il giorno che la scelta di fare qualcosa diventa più importante della scelta del non fare niente. E cosi ricominciamo a viaggiare, dal Perù a Berlino, da Colico a Marsciano, dall’Aspromonte alla Scozia, dal Brasile al Messico.
Mentre attraversiamo i continenti il mondo sembra essere cambiato, ma in peggio, sembra aver perso la sua aurea di umanità, ma quando incontriamo un profugo africano ci rendiamo conto, dal suo sorriso, che non ha perso la sua aurea, il suo viaggio è servito a qualcosa, è stato utile (almeno per lui che non è finito in fondo al mare).
Ogni incontro è come un albero che vola, un occasione di astrazione per noi che siamo ancora vivi e abbiamo il frigorifero peno di cibo e che possiamo permetterci di andare in cerca della Bellezza e dell’anima del Mondo.

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Il teatro che vogliamo è quello che accoglie le persone, tutte le persone di ogni colore, cittadinanza, genere perché ogni persona ha qualcosa da dare e da ricevere.

Il teatro che vogliamo è per la liberazione dell’uomo in una società sempre più repressiva, sempre più alienante, frutto di una cieca passione per il progresso tecnologico.

Il teatro che vogliamo riscopre l’unità interiore dell’individuo nei luoghi di frontiera: nei quartieri poveri, nelle carceri, nei centri di riabilitazione, nei centri di accoglienza.

Il teatro che vogliamo vuole liberare tutte le dimensioni della vita umana, affinché ogni individuo possa sviluppare autonomamente la propria personalità.

Il teatro che vogliamo rifiuta l’idea di una società regolata dalle suggestioni, dalla retorica, dal collasso dei valori.

Noi che studiamo ancora i processi teatrali, che ci entusiasmiamo quando i corpi si muovono sulla scena e commuovono i nostri cuori per le loro fragilità, promuoviamo un teatro che stimola un’evoluzione conoscitiva, che metta l’uomo al centro delle proprie azioni. Il tema di cui si vuole occupare la Teatroterapia, a partire dal convegno di Roma del maggio 2016, è quello del dolore come errore della mente, del modo in cui idee sbagliate e conoscenza sbagliata possono orientare l’individuo verso l’autodistruzione, verso la cancellazione totale del futuro.

Riscoprire l’uomo per quello che è, per quello che prova, e non per il ruolo che è costretto a svolgere in una società che ha fatto della sua complessità, il sistema di repressione.

In questa ricerca il dolore indica lo squilibrio della mente e del corpo; l’instabilità è ancora una speranza di ritrovare la salvezza.

14 ° Convegno Nazionale F.I.T.
"Il teatro come dolore e liberazione"
13 maggio 2016 - ore 11.00 -19.00
a Roma - Università La Sapienza
aula G. Levi, via dei Volsci
ex Vetrerie Sciarra, piano terra
ingresso libero   -  l'Università rilascia crediti formativi

A vent’anni dalla pubblicazione del primo libro
 uscito in Italia sulla teatroterapia
 “Far teatro per capirsi” l’Università
La Sapienza dedica un convegno sull’argomento.
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Rassegna di Teatro Sociale 2016 - ingresso libero
 a Dervio - (Lc)  - OGNI VITA E' UN ROMANZO
 domenica 24 aprile 2016, ore 17.00
Parco pubblico lungo lago
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a Morbegno - (So) - PASSEGGIANDO NEL TEMPO
 sabato 4 giugno, ore 17.00
Centro ricreativo via Merizzi 
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 a Colico - (Lc) - LA COPERTA DEL TEMPO
 sabato 11 giugno 2016, ore 17.00
Casa degli Artisti via La Gera 108
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DOCUMENTI -NAPOLI - Sala del Capitolo in San Domenico Maggiore

 4 e 5 dicembre 2015 -13° Convegno della Federazione Italiana Teatroterapia

 Pittura e teatro

Chi ha frequentato la pittura di Walter Orioli, in questi ultimi anni, avrà notato il passaggio dall’acquarello su carta all’acrilico su piccole e grandi tele e si sarà accorto che è sempre più in primo piano la fisicità del gesto nel tratto pieno delle pennellate.

Restituire allo spettatore la fisicità dell’essere è certamente l’obiettivo di Orioli, psicologo e teatrante, in grado di comparare il teatro alla pittura proprio attraverso l’esaltazione dell’azione gestuale.

Se nella pittura la fatica materiale consiste nel depositare il colore sulla tela e ripetere il gesto fino a costruire un insieme cromatico che prende forma per addizione, nel teatro è lo spazio che è riempito dai corpi vivi e reso unico dai gesti fisici e vocali. Così come la pittura fuoriesce dalla tela e invade il mondo, anche la scena teatrale scuote la nostra percezione dilatando la coscienza.

Un quadro o la rappresentazione teatrale, se è arte, dovrebbe aggiungere qualcosa alla nostra vita, esplorando l’inconscio dovrebbe rimandarci, come in uno specchio, aspetti e questioni che ci riguardano da vicino.

Orioli diventa, nel corso del tempo (dipinge organicamente dal 2000 e si occupa di teatroterapia dal 1980), un artista della fisicità anziché del concetto, del gesto precisato anziché del caos creativo; i suoi quadri sono il risultato di meditazioni cromatiche che poi vengono coperte da  lunghe, o corte, elaborazioni di materia e colore, in cui la composizione evolve in equilibri di forme tendenzialmente astratte o vagamente figurative. Più vicino alla poesia che al racconto, sia la pittura che il teatro, assumono forme di terapia, intesa come crescita umana, e mostrano la tensione anziché la soluzione.

In ultima analisi, la bellezza sta nell’intensità del gesto, nella forza del colore, nell’energia della pennellata, nell’esaltazione della luce.

Non troppo diverso da Pollock, eppure il suo opposto: se Pollock è colui che cola colore dall’alto, Orioli sembra concentrarlo e lavorarlo dal fondo della terra.

A Napoli e a Matera sono esposte opere create con la sabbia raccolta a Gallipoli, durante un incontro di teatro con l’Odin Teatret di Eugenio Barba.

Le cinque tele zen, dell’estate 2014, sui simboli della spirale e del cerchio che esaltano, nel loro spessore e movimento, la Madre Terra, hanno un valore maggiore nel loro insieme che viste singolarmente, perché rappresentano, in sequenza, l’evoluzione della materia organica, il DNA simbolico della vita.

Depositate sulla tela, in un corpo a corpo con lo spazio e il tempo, nelle altre tele c’è la semplicità che sta tutta nella forza del colore e nella musicalità del segno.

I quadri esposti nella sala del Capitolo in San Domenico Maggiore a Napoli, il 4 e 5 dicembre al convegno di Teatroterapia, vogliono indicarci che la rappresentazione in pittura, come nel teatro, è più forte della realtà, la supera, non è la traduzione visiva dei sentimenti e dei vissuti bensì il loro superamento; l’immagine rappresentata è la potenziale verità insita nel valore sensoriale dell’esperienza.

Tocca allo spettatore assistere con lo sguardo neutro a queste potenziali verità attraverso forme instabili e unitarie al tempo stesso e dare conto anche di un eventuale coinvolgimento diretto. Infatti Orioli ama giocare con lo spettatore trasformando lo spazio espositivo in uno spazio teatrale vero e proprio, dove mettere in scena parti significative dei quadri. Con grande leggerezza, questo suo fare scatena piccoli e grandi gesti, attiva nelle persone la consapevolezza di un’arte relazionale, unica nel suo genere, non nel senso di artisti che si relazionano con lo spettatore, lasciando inalterati i ruoli, ma di spettatori a loro volta protagonisti.

Si scopre così che la descrizione di un quadro è tanto più riuscita quanto meglio attinge dall’analisi interiore, dalla passione consapevole della creatività.

“Qui fiorisce tutto ciò che è propizio alla vita”: questo è il commento di Shakespeare ne “La tempesta”, e a noi rimane la consapevolezza che sia il teatro che la pittura esprimono lo stesso concetto ultimo: “Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.
Ida Riccardo – MiBACT Matera
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DOCUMENTI  -  Il diritto al delirio
Appunti dalla Trattoria delle arti di Colico, aprile 2015


I.Colico: lo spazio del sogno. Lincontro era stato organizzato nel laboratorio teatrale di Colico, dove Walter Orioli e Roberto Motta da anni svolgono unintensa attività di formazione e di ricerca sulla Teatroterapia. Una collina bellissima a due passi dalla Svizzera con alcuni affacci mozzafiato sul Lago di Como e tante montagne incastonate allorizzonte come fossero la veduta prospettica di una scenografia teatrale.
Il laboratorio è la combinazione di due cucine, una sala da lavoro, quattro stanze da letto, una stalla, un fienile, una roulotte abbandonata, un finto giardino zen, una finta pagoda, un orto sgangherato. Un tempo questo spazio era maggiormente riconoscibile: era la casa di un contadino, o di un allevatore. Con il loro paziente lavoro Walter e Roberto hanno trasformato questo spazio con lamore e la dedizione di chi deve accogliere il migliore dei suoi ospiti; con la sensibilità di chi crea un meraviglioso giardino.  Hanno accolto studiosi di teatro, artisti di ogni parte del mondo, intellettuali, mistici e giovanissimi studenti dello spettacolo. Con il tempo però la realtà ha mostrato il suo aspetto più duro: le conquiste si trasformano in nuove scommesse; gli obiettivi raggiunti vanno rimessi in discussione perché si rivelano presto inefficaci. Per raggiungere la stessa meta occorre creare aggregazione, individuare bisogni e temi condivisi, trovare itinerari diversi. I percorsi della conoscenza si trasformano. Il laboratorio è spazio fisico in quanto spazio sognato con cui esercitiamo il nostro desiderio di libertà. E nel tempo la libertà è costruzione di continue limitazioni, barriere, fortificazioni. La protezione si trasforma in fissità; lo spazio sognato diventa un movimento dellanimo che esercita la sua forza di resistenza alla morte. Per costruire uno spazio occorrono muratori per i mattoni e operai per il sogno. Nellesperienza dellAssociazione Politeama, nei sogni di Walter e Roberto, ci sono sempre stati questi architetti del sogno  e hanno fatto miracoli ogni qual volta sono riusciti a liberarsi della materia morta per ricostruire una forma diversa con un sogno diverso. Per questo motivo il laboratorio di Colico ha acquistato una grande forza di attrazione; non era solo un luogo ideale come le città descritte dai filosofi (La città del sole di Campanella, lisola Utopia di Tommaso Moro, l’”Atlantide di Francis Bacone) ma un progetto concreto che vedeva coinvolte piccole comunità di uomini e donne. Difficile spiegare cosa sia successo in questi anni di attività se le categorie di riferimento sono quelle della produzione di tecniche o di modelli teatrali. Bisogna guardare agli effetti apparentemente più banali, nei modelli di comportamento, nei destini individuali, nel sistema di resilienza. Sono queste le piccole miniere che hanno mantenuto in vita il sogno di Colico. Consideriamo i difetti e i conflitti umani come momenti necessari al raggiungimento dellarmonia. Questa frase posta sulla prima pagina del libro di Walter diventò nel tempo una bussola efficacissima per capire come stavano usando il teatro. Come una terra in cui niente appartiene a nessuno; come una terra in cui nessuno appartiene a niente.



















II. La mente quotidiana
武道

Joshu chiese [al suo maestro] Nansen: "La via, cos'è?".
Nansen disse: "È la mente Quotidiana".
Joshu disse:"Bisogna mirare ad essa, non è vero?".
Nansen: "Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai già persa".
Joshu: "Se non miro ad essa, come posso conoscere la Via?"
Nansen: "La Via non ha nulla a che fare col 'conoscere' o col non 'conoscere'.
Conoscere è solo percepire ciecamente.
Non conoscere è solo assenza di percezioni.
Se hai raggiunto la via a cui non si può mirare, è come lo spazio: un vuoto assolutamente limpido.
Non puoi forzarla nell'uno o nell'altro modo".
In quel momento Joshu si risvegliò al significato profondo.
La sua mente fu come la Limpida luna piena.

Lidea della trattoria nasce dalla stanchezza. Dopo tanti anni trascorsi a promuovere incontri di teatro, seminari, spettacoli sopraggiunge la voglia di continuare a camminare senza badare più alla via. Lesperienza che ha caratterizzato la mia amicizia con Walter e Roberto è connotata da processi di apprendimento, dallossessione per la conoscenza, in tutte le sue sfumature, in forma caotica, eccentrica ma anche con la presunzione di un uso sociale, della possibilità di funzionalizzare il nostro lavoro per lassurda idea di una costruzione di valori. Non ricordo a che punto dei nostri ultimi incontri si verificò limprevisto della scoperta dellinutilità di tutto quello che avevamo fatto negli ultimi anni. La conoscenza se la crei non puoi usarla, devi distruggerla se non vuoi rischiare di trasformarla in ideologia, il velo in cui luomo avvolge il proprio fallimento esistenziale (V. Havel); ma anche se la usassi si trasformerà presto nella tua nuova prigione. Infatti una conoscenza vera ti cambia profondamente e ti pone in una nuova posizione di conflitto con laltro: ci sono nelle esperienze dei grandi poeti taluni tratti di naturalezza che non si può, dopo averli conosciuti, non finire in una mutezza completa (B. Pasternak). Nel gorgo della conoscenza ingaggiamo una nuova guerra con laltro; perché c’è sempre un altro che disturba il nostro sogno, c’è sempre un tiranno, un fratello assassino o un amante distratto.
Ci divertiamo a creare conflitti; è lunica attività senza sosta del genere umano. La conoscenza serve moltissimo a chi ha una riconoscibilità sociale ma serve molto poco a gente come noi che viene spesso guardata con sospetto. Il nostro è un mestiere in between al limite tra una cosa e unaltra, tra teatro e terapia, tra spiritualità e religione, tra solidarietà e terrore. Se lideologia ci permette di non vedere quanto la nostra vita sia miserabile, la nostra mente quotidiana ci permette di assistere ogni giorno alla rovina del mondo, ci permette di poter guardare e sentire quellumanità negata di cui facciamo parte. Nasciamo in un mondo dove lalienazione ci attende; potenzialmente siamo degli uomini, ma versiamo in uno stato di alienazione, e questo stato non rientra in un sistema naturale. Lalienazione, quale nostro attuale destino, può essere solo il risultato di unoltraggiosa violenza perpetrata da esseri umani contro esseri umani. (R. Laing La politica dellesperienza, Feltrinelli 1968 pag. 9). Il nostro lavoro è seriamente inutile, disobbedisce alle gerarchie, alle funzioni, ai sistemi potere, alle logiche del mercato, alletichettature e alle falsificazioni. Siamo cani bastardi, costretti a vedere ciò che gli altri non vedono. La bastardaggine rende lucidi e la lucidità rende bastardi, perché mette la coscienza in un rapporto falso rispetto allazione. (Sartre, Un teatro bastardo guida alla lettura di J: Satre a cura di F. Janson, Ed Riuniti Roma, 1996). Nellorgia causata dal vuoto assoluto di obiettivi da raggiungere, le azioni quotidiane di questo lavoro rispondono alle logiche perverse del caos. Si inizia un percorso perché si deve cambiare, si tracciano sentieri per distruggerli dietro di sé. La consapevolezza che lobiettivo è un orizzonte che si sposta man mano che ci avviciniamo, ci conduce alla costruzione di una mistica del cammino come i pellegrini ermetici di Santiago de Compostela. Ma alla fine di ogni giornata non ci aspettano i saperi occulti bensì loblio di un mondo sempre più minaccioso. Bisogna dimenticare tutto, pulire lo spazio, costruire il vuoto limpido della luna piena.



















III La realtà
公案

Un sacerdote, incontrò un giorno, un maestro zen, e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?. Il maestro gli diede un pugno in faccia.





La realtà fu il secondo grande imprevisto: nessuno era interessato ad una Trattoria delle arti in cui la gente potesse incontrarsi per parlare, cucinare, delirare sul passato e sul futuro. Scherzando Walter suggerì di invitare gli extracomunitari che in questi mesi stanno letteralmente invadendo lEuropa. In effetti se non si vuole costruire una mistica della destinazione si può scegliere di stare semplicemente sul flusso degli accadimenti per poterne intercettare i suoi protagonisti. E guardando alla storia di Colico è possibile rintracciare delle coincidenze interessanti. Colico è attraversata dal sentiero del viandante, denominazione data dallAzienda di Promozione Turistica del Lecchese ad unantico percorso che univa Lecco allinizio della Valtellina. Per questa strada passavano piccoli commercianti, pellegrini, militari. Nel capitolo XXVIII dei Promessi sposi Manzoni racconta che questo sentiero fu percorso dai Lanzichenecchi (28.000 uomini) al servizio dellimperatore Ferdinando II dAsburgo diretti, attraverso il Ducato di Milano, allassedio di Mantova (durante la guerra dei trentanni). “…Que demoni si gettarono poi sopra Bellano; di là entrarono e si sparsero nella Valsassina, da dove sboccarono nel territorio di Lecco. i Lanzichenecchi erano soldati che godevano di una pessima fama, visto che dove passavano portavano distruzione. Con loro probabilmente arrivò anche la peste tra agosto e settembre del 1630. Non credo che questa parte di storia dei luoghi potesse in alcun modo influire sul laboratorio teatrale di Colico. Sicuramente il nostro sforzo per cogliere la funzione e la storia di quel luogo riuscì svelare quella dimensione del pensiero che chiamerei la terra del miracolo dove lordine delle cose è capovolto, vive lassoluta contraddizione con la storia ma tutto è reale.
Infatti dalle cronache di un giornale locale si legge che il 21 settembre 2013, il Museo della Cultura Contadina di Colico organizzò una rappresentazione storica itinerante con costumi d'epoca. Alcuni scorci del centro di Villatico saranno allestiti a tema dalle varie Associazioni per rivivere una pagina storica de "I Promessi Sposi" di A. Manzoni con il Conte di Fuentes, i soldati spagnoli e i terribili Lanzichenecchi. Colico, i Lanzichenecchi fanno il pienone, recitava larticolo di un giornale on line.
Ecco il motivo per cui nellidea di Hans Urs von Balthasar, linferno è vuoto. Ovviamente tutto si muove in questa vita come nella previsione di Calvino nelle città invisibili: L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno quello è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo Calvino,  Le città invisibili, Milano, Mondadori, 1993, pag 164).
E gli immigrati diventano i nuovi demoni. Questi ridicoli individui, spalleggiati dai soliti cenci sporchi dei centri sociali con il cervello ormai fuso dalla droga, vorrebbero proibire la libera espressione delle idee, come se fossimo in un villaggio di capanne. Noi chiediamo invece la rimozione di tutti gli abusivi dalle città italiane e lespulsione dei clandestini. Gli immigrati siano considerati i nuovi lanzichenecchi (http://www.tuttiicriminidegliimmigrati.info/)
La potenza eversiva del teatro dipende dalla sua capacità di svelare la molteplicità dello spazio, di mettere in crisi la realtà mostrata in tutte le sue sfaccettature, di ricordare che la nostra identità è fatta della paura che gli altri hanno di noi. La profeziadi Pasolini acquista unattualità disarmante confermando il delirio di Walter che immaginava Colico come luogo di accoglienza.
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci


asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.

............................Essi sempre umili
............................Essi sempre deboli
............................essi sempre timidi
............................essi sempre infimi
............................essi sempre colpevoli
............................essi sempre sudditi
............................essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
............................essi che si costruirono
............................leggi fuori dalla legge,
............................essi che si adattarono
............................a un mondo sotto il mondo
............................essi che credettero
............................in un Dio servo di Dio,
............................essi che cantavano
............................ai massacri dei re,
............................essi che ballavano
............................alle guerre borghesi,
............................essi che pregavano
............................alle lotte operaie...

............................deponendo lonestà
............................delle religioni contadine,
............................dimenticando lonore
............................della malavita,
............................tradendo il candore
............................dei popoli barbari,
............................dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno
dallalto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
............................per insegnare la gioia di vivere,
............................prima di giungere a Londra
............................per insegnare a essere liberi,
............................prima di giungere a New York,
............................per insegnare come si è fratelli
............................- distruggeranno Roma
............................e sulle sue rovine
............................deporranno il germe
............................della Storia Antica.
............................Poi col Papa e ogni sacramento
............................andranno su come zingari
............................verso nord-ovest
............................con le bandiere rosse
............................di Trotzky al vento...

Facendo emergere le confusioni del mondo reale in qualche modo si cambia la realtà perchè si fanno apparire (e scoppiare) i suoi conflitti latenti. Questo è  il senso della Trattoria.

















IV. Bonsai, ossia creare spazio.
  
Come vivere il “non inferno”? Creando spazio tra di noi e i nostri conflitti. Liberandoci dai conflitti che in continuazione assediano la nostra mente.
E’ un processo continuo in quanto il pensiero crea conflitti perchè è limitato. Tutto ciò che è limitato crea conflitti: l’identità, la nazionalità e le esperienze.
Siamo sempre impegnati nella risoluzione dei problemi. Sembra proprio che i limiti siano vitali; ma non sono sufficienti se non abbiamo anche una visione di questi limiti. Secondo i Tartari il mondo finiva a Oriente. Il Tibet era l’Oriente assoluto. Anche per il cane del borgo di Villatico, frazione di Colico, abituato a vivere libero, il mondo finisce prima della strada che lascia il borgo. Oltre quel limite non si avventura. Varcare i limiti senza una visione del mondo che comprenda la propria rovina, la propria semplicità, la propria finitezza, rischia di diventare un’operazione devastante, un esperimento che  travolge tutto ciò che incontra. Non è un caso che con la teoria dello “spazio vitale” (il Lebensraum) caro a Karl Haushofer, Hitler farà espressione sommaria dell’imperialismo tedesco perché trasformerà la frontiera in una struttura viva con vocazione a spostarsi. Conosciamo i risultati dell’ideologia nazista e anche i modo in cui ha falsificato e usato per i propri fini esoterismo e occultismo, filosofie indiane, tibetane e cinesi. Ma per restare vicini al tema centrale del nostro incontro serve ricordare il ruolo di Elena Petrovna Blavatsky e i principi della società Teosofica da lei fondata insieme al Colonnello John Olcott (alto dignitario della Massoneria britannica). Sotto la direzione di Annie Besant, la società Teosofica improntò la sua dottrina alla teoria del “Maestro atteso”, cioè di colui che sarebbe divenuto la guida dell’intero movimento. Sappiamo come andarono a finire le cose: il maestro designato Ananda Krishnamurti sviluppò una dottrina di superamento del rapporto maestro-discepolo. Per raggiungere l’illuminazione bisognava convincersi che non esistono maestri al di fuori di se stessi. Lui stesso si definì un istruttore temporaneo. Ma come rinunciare al ruolo di discepolo e distruggere la speranza che qualcun altro, allinfuori di noi, possa essere il nostro padrone? Come resistere alla tentazione di violare i confini? Di travalicare i limiti? Di pretendere di insegnare qualcosa?
Un’azione che si libera dai pregiudizi, dall’ideologia, dalla fede, dalla religione, dalle paure, rischia di sottrarci alla coscienza collettiva, ci trasforma in esseri alienati. E allora l’unica strada possibile è diventare più piccoli del mondo che ci circonda. Creare spazio tra noi e il mondo come guardando costantemente in un microscopio, divenire Bonsai. Il delirio diviene allora un diritto da praticare costantemente. Sapendo di vivere una terra inabitata dove il nostro compito è dipingere con gli occhi ciò che vedranno gli altri e che noi non potremo vivere.  Claudio La Camera 10-06-2015
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 Progetto dell’Associazione Politeama
Milano - Monza - Colico

EXPO 2015 - NUTRIRE L’ANIMA
In occasione di Expo 2015 di Milano “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”, la nostra Associazione vuole sviluppare attraverso il progetto “Nutrire l’anima” il benessere psico-fisico delle persone e l’ospitalità sul lago di Como.
L’intervento di questo progetto si concentra sulle provincie di Monza e Lecco, dove si trovano le nostre sedi provinciali ed anche nella città di Milano.
Obiettivo del progetto è quello di far conoscere le pratiche psicofisiche e artistiche che possono rendere più serena la vita di tutti i giorni e di sviluppare nella persona la consapevolezza di possedere un corpo sano in mente sana, in diretto contatto con la natura, l’alimentazione e l’igiene mentale.
Si attiveranno azioni culturali specifiche tra arte e natura che aiuteranno le persone a inventare e sperimentare nuove configurazioni comunicative e relazionali. Insomma un corpo che si può ri-conoscere danzando, recitando, dipingendo e camminando.
Per i bambini e i giovani si proporranno corsi di teatroterapia, arte terapia, bioenergetica e passeggiate della salute. Si organizzeranno incontri di teatro sociale dove si inviteranno i più giovani ad intervistare le persone più anziane del luogo, ricreando situazioni del passato che valorizzino soprattutto gli aspetti positivi della socializzazione diretta, oggi un po’ persa.
Come location, si mette a disposizione dei visitatori la deliziosa Casa degli Artisti situata a Colico, a 300 m. sul livello del lago, da dove si può ammirare il paesaggio lacustre e le montagne dell’Alto Lario. 

A GENOVA in collaborazione con Teatro dell'Ortica
 Corso di formazione in Teatroterapia per operatori del settore
 www.teatrortica.it
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Aiutaci a portare avanti queste iniziative versando il 5%o all'Associazione Politeama 02587910965
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cos'è stato fatto in passato
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14 luglio ore 17 a Dervio spettacolo "Sopra e sotto il lago"
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Mostra personale di Walter Orioli “dalla pittura al teatro”
 dall’1 al 15 agosto MONASTERO DI PIONA  ore 10.00 - 17.0
all’18 al 23 agosto, piazza Garibaldi a MENAGGIO
 ore 10.00 - 23.00
Circolo artistico Associazione Politeama
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 26 e 27 settembre  2015 teatro e natura + bioenergetica
 a Colico sul lago di Como
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 La Trattoria delle ARTI progetto 2015
vedi documento in prima pagina
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"Ti uei va chi ghè chi!" a Colico sul lago di Como

7 marzo yoga e teatro nella natura
8 marzo danza dell'energia femminile
a Colico sul lago di Como

25 gennaio 2015 laboratorio " dipingere la voce"
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5 e 6 febbraio 2015 a Parigi Università Sorbonne, rue Lacretelle
laboratorio teatroterapia
27 e 28 dicembre 2014 a Colico
laboratorio teatroterapia  "Check-up"
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21 dicembre Sole Invitto
Percorso sensoriale a Colico sul lago di Como

18  ottobre 2014 alla fiera del Bitto a Morbegno (Sondrio)
laboratori gratuiti di teatroterapia  

dal 21 al 28 settembre 2014 a Gallipoli (Lecce) con l'Odin Teatret
29 a Matera, il 30 a Bari
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dal 23 al 30 agosto 2014 ci trovi a Radicofani (Siena) sulla via Francigena, all'albergo del Pellegrino, dopo le ore 14.00
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  "La pioggia non cambia il nostro amore" 
COLICO  (Lc) venerdì 25 luglio ore 18.00
alla Casa degli artisti, via La Gera 108-  ingresso libero
segue aperitivo
E'stata realizzata la prima parte del progetto “Artisti OLTRE I CONFINI - Arte&Baratto” al Parco Trotter di Milano tramite incontri periodici con gli abitanti della zona. In queste serata gli attori presentano alcune performances di breve durata e chiedono ai partecipanti di proporre azioni, canti, danze, poesie necessarie per costruire un linguaggio comune aperto alla rappresentazione.   sabato 21 giugno 2014, ore 17.00
anfiteatro parco della Martesana via Agordat
"OLTRE I CONFINI" performance degli abitanti
 ingresso libero - col patrocinio del Consiglio Regionale Lombardia 
 
 

Associazione Politeama: progetto 2013-2014
“Artisti OLTRE I CONFINI  -  Arte&Baratto”
direzione artistica Marina Beatini
L’iniziativa "Artisti oltre i confini" promuove interventi che utilizzano il teatro sociale in luoghi di crisi e rinascita culturale come motore di coesione comunitaria attraverso i baratti culturali, in prima istanza con lo strumento del teatro, ma anche con la danza, il canto, l’arte pittorica, fotografica e musicale, la percezione del paesaggio, alcune pubblicazioni e altro ancora.


Arte&Baratto è un sistema culturale che viaggia e coinvolge diversi Comuni, Province, Regioni e l'Unione Europea, esso nasce dall’incontro dell’Associazione  Borghi Autentici d’Italia con l’Associazione Politeama di Monza e Molino d’Arte di Altamura (BA), in rete con 20 associazioni onlus, 10 biblioteche, 2 casa editrici, diversi attori istituzionali e accademici nazionali ed internazionali, la Federazione Italiana Teatroterapia e l'Università di Parigi.


Arte&Baratto è innanzitutto un esperienza di incontro delle diversità soprattutto in periferie critiche tipo Via Padova a Milano, il quartiere Barra a Napoli e alcuni paesi in Sardegna, ma anche in situazioni di festa come a Saluzzo (CN), a Monza, ad Altamura in Puglia, o la festa dei Popoli a Milano e in Valtellina.

 Arte&Baratto, utilizza il teatro in funzione educativa e terapeutica, in particolare l’interpretazione e il racconto orale al fine di stimolare l’integrazione sociale.   L’originalità del progetto consiste nel coinvolgimento diretto della popolazione che contribuisce in maniera attiva alla creazione e realizzazione di uno spettacolo teatrale. La metafora del teatro propone una riflessione sul conoscere, capire e progettare la vita sociale che sono i temi di eccellenza dell’intervento.


Concretamente si tratta di coinvolgere migliaia di persone che partecipano gratuitamente o con un costo sostenibile a incontri, workshop, ricerche, interviste e proiezioni, nei quali regna l’attenzione alla persona e lo scambio di saperi tra esperti culturali e cittadini dove entrambi posseggono esperienze e conoscenze da condividere.


  www.teatroterapia.it

Scuola di formazione in Teatroterapia  Milano-Colico e Bari
Teatro della Spontaneità, Associazione Politeama onlus


Quinto incontro  28 febbraio 2014
venerdì 28 marzo,
ore 20,45 chiesetta del Parco Trotter Milano


ingresso libero - da via Angelo Mosso (MM1 Rovereto)

Convegno Nazionale Federazione Italiana Teatroterapia
OLTRE I CONFINI

IL TEATRO IN FUNZIONE EDUCATIVA

sabato 29 marzo a BERGAMO

sala Comunale via T.Tasso 4,

ore 10.00 - 17.00

programma : www.fedteatroterapia.it
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Parco Trotter febbraio 2014


con il patrocinio del Consiglio Regionale Lombardo
"Artisti oltre i confini Arte&Baratto" 
 in Europa

  progetto CREATIVE EUROPE 2014

Per questo progetto di teatro Sociale in luoghi di crisi e rinascita è stato chiesto un finanziato dall’Unione Europea, - Programma Cultura 2014-2020 - che promuove la cultura come risposta efficace e sostenibile in relazione alla crisi sociale ed economica nell’Europa contemporanea.

In linea con il libro bianco della Commissione Europea dal titolo: “Sbloccare il potenziale delle industrie culturali e creative”, è diventato importante potenziare i contributi alle attività culturali per favorire lo sviluppo economico e la coesione sociale dei Paesi UE a livello locale e regionale. E’ stato dimostrato come il Teatro Sociale sia uno dei modi più efficaci ed efficienti per favorire l’integrazione e migliorare le relazioni tra i membri di una comunità.
Per molti aspetti, si tratta di una forma teatrale unica in cui tutti i membri della comunità si trasformano in protagonisti e non sono più semplici spettatori, ma acquisiscono un ruolo attivo che contribuisce alla realizzazione e alla riuscita dello spettacolo.

Il Teatro Sociale è stato progettato e sviluppato da un team interdisciplinare con diverse competenze nel teatro e nei settori socio-culturali, il cui lavoro è caratterizzato da specifiche modalità di comunicazione, relazioni complesse e ricostruzione simbolica della realtà.

Per realizzare il progetto europeo di diffusione del Teatro Sociale sono stati coinvolti diversi enti in Italia, Francia, Germania, Danimarca e Portogallo.

Primo appuntamento per la presentazione del progetto: Parigi Università Sorbonne il 20 e 21 marzo 2014, corso di Arts Therapies.
info: stenania_ziglio su skype
project manager



La Trattoria delle Arti